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Pensione anticipata a 64 anni nel 2026: chi può andarci e con quali requisiti?

da | Set 15, 2026 | Anticipata | 0 commenti

Pensione anticipata a 64 anni nel 2026: chi può andarci e con quali requisiti? È davvero possibile andare in pensione a 64 anni nel 2026? La risposta è sì. Ma la prima cosa da capire è che 64 anni non identificano una sola pensione.

Ed è proprio qui che spesso nasce la confusione. Una persona potrebbe andare in pensione a 64 anni perché è un contributivo puro e può utilizzare la pensione anticipata contributiva. Un’altra potrebbe avere contributi versati prima del 1996 e riuscire comunque ad accedere attraverso il computo in Gestione Separata.

Un’altra ancora potrebbe semplicemente aver raggiunto a 64 anni i contributi necessari per la pensione anticipata ordinaria. E infine potremmo avere un lavoratore precoce che, proprio a quell’età, arriva ai 41 anni di contributi richiesti e possiede anche uno dei requisiti soggettivi previsti dalla legge.

Quattro situazioni completamente diverse che portano, almeno apparentemente, allo stesso risultato: andare in pensione intorno ai 64 anni.

E dico “intorno” non a caso. Dal 2027 alcuni requisiti aumenteranno già di un mese e dal 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi. Quindi quella che oggi chiamiamo pensione a 64 anni, per alcune forme pensionistiche diventerà presto una pensione a 64 anni e 1 mese e poi a 64 anni e 3 mesi.

Vediamo allora quali sono queste quattro possibilità, quali requisiti servono nel 2026 e, soprattutto, quali differenze devi considerare prima di scegliere una strada invece di un’altra.

(Se vuoi la versione video di questo articolo, clicca qui sotto)

Pensione a 64 anni nel 2026: le 4 possibilità

Il punto è questo: in due delle quattro possibilità che vedremo l’età è un vero requisito per la pensione. Nelle altre due, invece, avere 64 anni è quasi una coincidenza: quello che conta davvero è aver raggiunto il requisito contributivo.

Possiamo riassumere così:

PossibilitàPer chiRequisito principale nel 2026Soglia economica
Pensione anticipata contributivaContributivi puri64 anni + 20 anni di contributi effettiviSì
Computo in Gestione SeparataLavoratori misti che rispettano i requisiti del computoRegole della pensione contributiva, dopo il computoSì
Pensione anticipata ordinariaLavoratori che raggiungono il requisito contributivo42 anni e 10 mesi uomini, 41 anni e 10 mesi donneNo
Pensione precociPrecoci con uno dei requisiti soggettivi previsti41 anni di contributiNo

Attenzione anche a un’altra possibile confusione: non stiamo parlando di Quota 102, la pensione con 64 anni e 38 anni di contributi. Quella misura rimane accessibile soltanto a chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2022.

Vediamo quindi le quattro possibilità una alla volta.

Pensione anticipata contributiva a 64 anni: i requisiti nel 2026

La prima possibilità è quella che normalmente viene identificata come “la pensione a 64 anni”: la pensione anticipata contributiva.

È prevista per i cosiddetti contributivi puri, cioè per chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in avanti.

E qui bisogna stare molto attenti.Se hai anche contribuzione precedente al 1996, infatti, non puoi utilizzare automaticamente questa strada. È proprio il 1° gennaio 1996 lo spartiacque che separa normalmente il sistema contributivo puro dal sistema misto.

Nel 2026 i requisiti della pensione anticipata contributiva sono:

  • almeno 64 anni di età;
  • almeno 20 anni di contribuzione effettiva, con esclusione della contribuzione figurativa;
  • un importo di pensione pari almeno alla soglia prevista dalla legge;
  • una finestra di tre mesi dalla maturazione dei requisiti prima della decorrenza della pensione.

Ed è proprio il requisito economico quello che rischia di bloccare molte persone.

Quanto deve essere alta la pensione per uscire a 64 anni?

Nel 2026 l’assegno sociale è pari a 546,24 euro al mese. La soglia ordinaria richiesta per la pensione anticipata contributiva è pari a tre volte questo importo. Parliamo quindi di una pensione di almeno 1.638,72 euro lordi al mese.

Per le lavoratrici madri la soglia è più bassa:

SituazioneSogliaImporto indicativo 2026
Uomini e donne senza riduzioni3 volte assegno sociale1.638,72 €
Donna con 1 figlio2,8 volte assegno sociale1.529,47 €
Donna con almeno 2 figli2,6 volte assegno sociale1.420,22 €

Cosa significa concretamente? Che potresti avere 64 anni, potresti avere tranquillamente più di 20 anni di contributi, ma se la tua pensione teorica risultasse, per esempio, di 1.500 euro lordi al mese e non rientrassi nelle riduzioni previste per le madri, non potresti ancora utilizzare questa pensione.

L’età e i contributi, da soli, non bastano. C’è anche un tetto massimo alla pensione Ma non esiste soltanto una soglia minima.

La pensione anticipata contributiva prevede anche un tetto massimo all’importo che può essere messo in pagamento fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. Il limite è pari a cinque volte il trattamento minimo.

Nel 2026 il trattamento minimo è pari a 611,85 euro al mese, quindi il tetto è di circa 3.059,25 euro lordi mensili.

Facciamo un esempio. Hai 64 anni, soddisfi tutti i requisiti e il calcolo della tua pensione teorica porta a 4.000 euro lordi al mese. Puoi comunque andare in pensione, ma fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia l’importo messo in pagamento sarà limitato dal tetto previsto dalla legge. Solo successivamente verrà meno questo limite.

Ecco perché non basta chiedersi: “Posso andare in pensione a 64 anni?” Bisogna anche domandarsi:

“Con quanto ci vado e a cosa sto rinunciando anticipando l’uscita?” Sono due domande molto diverse.

Pensione a 64 anni con il computo in Gestione Separata

La seconda possibilità è particolarmente interessante perché riguarda anche alcuni lavoratori che hanno contributi versati prima del 1996. Stiamo parlando del computo in Gestione Separata.

Il ragionamento è abbastanza semplice: se rispetti determinate condizioni, puoi accentrare nella Gestione Separata i periodi contributivi posseduti nelle altre gestioni e ottenere una pensione calcolata con il sistema contributivo. In questo modo, anche un lavoratore “misto” può arrivare a utilizzare le regole previste per i contributivi puri, compresa la pensione anticipata a 64 anni.

Ma attenzione: non significa che chiunque abbia contributi prima del 1996 possa semplicemente “aprire” una Gestione Separata e andare in pensione a 64 anni. I requisiti del computo sono precisi.

Per poterlo utilizzare occorre, tra le altre cose:

  • avere almeno un contributo mensile accreditato nella Gestione Separata;
  • avere contribuzione nelle altre gestioni collocata, almeno in parte, prima del 1° gennaio 1996;
  • avere meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • avere almeno 15 anni complessivi di contribuzione, di cui almeno 5 successivi al 1° gennaio 1996.

Inoltre il computo riguarda tutti e per intero i periodi assicurativi interessati: non puoi scegliere di trasferire solo quelli che ti fanno comodo.

Ed ecco il vero punto da valutare. La pensione ottenuta tramite il computo viene liquidata dalla Gestione Separata e calcolata interamente con il sistema contributivo.

Per chi ha contributi precedenti al 1996 questo può significare rinunciare alla parte di calcolo retributivo che avrebbe avuto mantenendo le normali regole del sistema misto. Il risultato? L’importo della pensione può ridursi, anche sensibilmente.

In cambio, però, potresti riuscire ad anticipare il pensionamento di uno, due, tre o più anni. Ed è proprio qui che bisogna fare i conti.

Immagina di poter scegliere tra: andare in pensione a 64 anni con 2.300 euro lordi al mese attraverso il computo oppure aspettare alcuni anni e ricevere, per esempio, 2.700 euro. Qual è la scelta migliore?

Non esiste una risposta automatica. Dipende da quanto valore dai al tempo, da quanto ti serve per vivere, da quanto ti piace o non ti piace continuare a lavorare e da quanti soldi perdi realmente sul lungo periodo.

Il computo non è quindi una scorciatoia da utilizzare a prescindere. È uno strumento. E come tutti gli strumenti previdenziali va simulato prima, non dopo aver preso la decisione.

Pensione anticipata ordinaria a 64 anni

La terza possibilità è probabilmente la più semplice da capire, perché qui i 64 anni non sono un requisito.

Sto parlando della pensione anticipata ordinaria.

Nel 2026 servono: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Per la generalità dei lavoratori si aggiunge poi una finestra di tre mesi prima della decorrenza del trattamento. Per alcune specifiche casse dei dipendenti pubblici la finestra è più lunga e nel 2026 può arrivare a cinque mesi.

E allora cosa c’entrano i 64 anni? Facciamo un rapido calcolo. Un uomo che arriva a 64 anni con 42 anni e 10 mesi di contributi avrà cominciato a costruire la propria storia contributiva poco dopo i 21 anni.

E di persone con carriere di questo tipo ce ne sono tantissime. C’è chi ha iniziato subito a lavorare. Chi ha fatto il militare e poi ha iniziato una carriera continuativa. Chi ha studiato per pochi anni prima di entrare nel mondo del lavoro. Oppure chi avrebbe addirittura potuto raggiungere prima il requisito, ma durante la propria storia contributiva si è trovato dei buchi, dei contributi non accreditati o periodi che non hanno prodotto annualità piene.

Quindi arrivare alla pensione anticipata ordinaria proprio intorno ai 64 anni non è affatto così raro.

Il vantaggio rispetto alla pensione contributiva a 64 anni

Qui ci sono alcune differenze molto importanti. Innanzitutto non esiste la soglia minima d’importo che abbiamo visto per l’anticipata contributiva. Se maturi il diritto alla pensione anticipata ordinaria, non devi dimostrare di avere una pensione superiore a 1.638,72 euro.

E non hai nemmeno il tetto delle cinque volte il trattamento minimo previsto dall’anticipata contributiva. Se la tua pensione è di 4.000 o 5.000 euro lordi, non viene limitata per il semplice fatto che stai utilizzando la pensione anticipata ordinaria.

Inoltre non devi necessariamente trasformare una pensione mista in una pensione interamente contributiva come può succedere utilizzando il computo. Anche questo può fare una differenza enorme sull’importo finale.

Andare a 64 anni può aumentare anche la quota contributiva

C’è poi un altro aspetto che nel video volevo sottolineare. Nel sistema contributivo l’importo della pensione dipende anche dal coefficiente di trasformazione, che aumenta al crescere dell’età.

Quindi, a parità delle altre condizioni, la quota contributiva trasformata a 64 anni utilizza un coefficiente più favorevole rispetto a quella trasformata a un’età più bassa. Questo non significa che 64 anni siano “l’età perfetta” in assoluto.

Una persona potrebbe avere abbastanza contributi e un assegno sufficientemente alto per andare via prima e non avere nessuna intenzione di aspettare.

Un’altra potrebbe amare il proprio lavoro e decidere tranquillamente di continuare. Il punto è sempre lo stesso: la pensione migliore non è soltanto quella che ti permette di uscire prima, ma quella che si adatta meglio a ciò che vuoi fare tu.

Pensione precoci a 64 anni con 41 anni di contributi

Arriviamo alla quarta possibilità: la pensione anticipata prevista per i lavoratori precoci, spesso chiamata Quota 41 precoci.

Anche in questo caso i 64 anni non rappresentano un requisito. Un lavoratore precoce potrebbe andare in pensione prima, oppure potrebbe arrivare ai 41 anni di contributi proprio a 64 anni a causa di periodi senza contribuzione durante la carriera.

Per utilizzare questa possibilità nel 2026 bisogna innanzitutto poter far valere almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima del compimento dei 19 anni, avere anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e raggiungere 41 anni di contributi.

Ma non basta. Serve anche trovarsi in una delle condizioni soggettive previste dalla legge.

I quattro casi previsti per i lavoratori precoci

Il primo riguarda alcuni disoccupati. Qui è importante fare una precisazione: non basta essere semplicemente senza lavoro. La cessazione deve rientrare nelle fattispecie previste dalla norma e, quando spetta la prestazione di disoccupazione, questa deve essere stata integralmente conclusa da almeno tre mesi.

Il secondo caso riguarda chi ha una invalidità civile almeno pari al 74%, accertata dalle commissioni competenti.

Il terzo riguarda i caregiver. Qui non bisogna confondere il requisito con il 74% previsto per l’invalidità personale del lavoratore. Per il caregiver la legge richiede che la persona assistita si trovi in una situazione di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992 e che siano rispettati anche i requisiti di assistenza e convivenza previsti. In generale l’assistenza deve essere prestata da almeno sei mesi.

Il quarto caso riguarda i lavoratori che hanno svolto determinate attività gravose oppure particolarmente faticose e pesanti, rispettando le condizioni e i periodi minimi stabiliti dalla normativa. Ed è qui che spesso nasce un altro problema pratico.

Prima il riconoscimento, poi la domanda di pensione

Per i lavoratori precoci non basta arrivare un giorno all’INPS con 41 anni di contributi e chiedere la pensione. Prima bisogna ottenere il riconoscimento delle condizioni per accedere al beneficio.

L’INPS indica specifiche scadenze per la domanda di riconoscimento: 31 marzo, 15 luglio e comunque entro il 30 novembre dell’anno di riferimento. Solo dopo il riconoscimento positivo si procede con la domanda di pensione.

Sulla carta può sembrare un passaggio burocratico. Nella realtà non è sempre così semplice.

Quando bisogna ricostruire decenni di attività lavorativa, dimostrare mansioni gravose o recuperare documentazione vecchia, possono nascere errori, richieste di integrazione e anche dinieghi. Ecco perché queste situazioni vanno preparate con anticipo.

Attenzione se vuoi continuare a lavorare

C’è poi un ultimo aspetto molto importante. La pensione anticipata per i lavoratori precoci non è cumulabile con redditi da lavoro subordinato o autonomo durante il periodo di anticipo rispetto ai requisiti previsti per la generalità dei lavoratori.

Quindi uscire con Quota 41 precoci e pensare di riprendere subito a lavorare normalmente può diventare un problema. Anche questa conseguenza deve entrare nella valutazione prima di scegliere la pensione.

Cosa cambia nel 2027 e nel 2028?

Quello che chiamiamo oggi “pensione a 64 anni” inizierà già a cambiare dal 2027. La legge di bilancio 2026 ha infatti introdotto un’applicazione graduale dell’adeguamento alla speranza di vita: un mese in più nel 2027 e tre mesi complessivi in più nel 2028.

Ecco le principali modifiche:

Pensione202620272028
Anticipata contributiva – età64 anni64 anni e 1 mese64 anni e 3 mesi
Anticipata contributiva – contributi effettivi20 anni20 anni e 1 mese20 anni e 3 mesi
Anticipata ordinaria uomini42 anni e 10 mesi42 anni e 11 mesi43 anni e 1 mese
Anticipata ordinaria donne41 anni e 10 mesi41 anni e 11 mesi42 anni e 1 mese
Precoci disoccupati, caregiver e invalidi41 anni41 anni e 1 mese41 anni e 3 mesi
Precoci gravosi/usuranti interessati dall’esenzione41 anni41 anni41 anni

Per alcune categorie di lavoratori addetti ad attività gravose o particolarmente faticose e pesanti è infatti prevista l’esenzione dagli aumenti nel biennio 2027-2028. La stessa tutela mantiene a 41 anni il requisito dei precoci appartenenti alle categorie interessate.

Attenzione quindi alle simulazioni pensionistiche fatte utilizzando semplicemente i requisiti 2026.

Se la tua uscita è prevista nel 2027 o nel 2028, anche pochi mesi possono spostare la data effettiva della pensione.

Pensione a 64 anni: qual è la soluzione migliore?

Arrivati a questo punto la domanda è inevitabile. Qual è la pensione migliore tra queste quattro? La risposta è che non esiste una pensione migliore in assoluto.

Potresti avere contemporaneamente più possibilità e scoprire che quella che ti fa uscire prima non è quella economicamente più conveniente.

Oppure potresti utilizzare il computo in Gestione Separata e anticipare di tre anni, ma perdere una parte importante dell’assegno.

Ma anche raggiungere la pensione anticipata ordinaria pochi mesi più tardi e ottenere un importo decisamente superiore.

Oppure potresti essere un precoce e riuscire a uscire con 41 anni di contributi, ma dover tenere conto dell’incumulabilità con i redditi da lavoro.

Sono tutte situazioni diverse.

Per questo quando analizziamo la situazione di una persona e prepariamo il nostro MP Report non partiamo dalla domanda “quale pensione vuoi utilizzare?”.

Partiamo prima dalla fotografia dell’oggi. Ricostruiamo i contributi, verifichiamo quali pensioni sono realmente disponibili, calcoliamo le possibili date e gli importi e soltanto dopo confrontiamo le diverse alternative con ciò che la persona vuole fare.

Perché alla fine andare in pensione a 64 anni può essere possibile.

Ma il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente andare via il prima possibile. Dovrebbe essere capire quando puoi andare, con quanto puoi andare e quale scelta ti permette di costruire la tua miglior pensione.

Parla con noi per capire se e come possiamo esserti di aiuto e avere un preventivo del costo (non riceverai nessuna pressione all’acquisto in chiamata, ci teniamo a dirlo!). Ti basta cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la pagina che si aprirà.

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