Riscattare quattro o cinque anni di laurea significa andare in pensione quattro o cinque anni prima? Magari fosse sempre così!
Il riscatto della laurea è uno strumento previdenziale molto potente: può aumentare gli anni di contributi, aiutarti a raggiungere prima un requisito pensionistico, aumentare l’importo futuro della pensione e permetterti anche di sfruttare un beneficio fiscale.
Ma potrebbe anche non servirti praticamente a nulla. E, in alcune situazioni, una scelta fatta soltanto per pagare meno il riscatto può addirittura peggiorare la tua posizione pensionistica. È il caso, ad esempio, di alcuni riscatti di periodi precedenti al 1996 che richiedono di passare al calcolo contributivo dell’intera pensione.
La domanda da farti, quindi, non è semplicemente: “Conviene riscattare la laurea?”
La domanda corretta è: “Riscattare la laurea cambia davvero qualcosa, e in meglio, nella mia pensione?”
Perché se non cambia una data, un diritto, un importo o una strategia, rischia di essere soltanto un costo. Vediamo allora come funziona il riscatto laurea nel 2026, quanto costa nelle diverse modalità e soprattutto quando può avere senso farlo e quando, invece, è meglio tenersi i soldi.
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Come funziona il riscatto della laurea
Il riscatto permette di trasformare determinati periodi di studio universitario in contribuzione utile ai fini pensionistici. In parole semplici, pagando un determinato importo fai entrare quegli anni all’interno della tua posizione previdenziale.
Attenzione però a un primo errore molto comune: non puoi riscattare automaticamente tutti gli anni trascorsi all’università. Puoi riscattare i periodi corrispondenti alla durata legale del corso di studi, a condizione che tu abbia conseguito il relativo titolo.
Se, ad esempio, il tuo corso di laurea durava legalmente quattro anni ma ti sei laureato dopo sei, potrai riscattare al massimo i quattro anni previsti dal corso. I due anni fuori corso non sono riscattabili. Inoltre, non puoi riscattare periodi già coperti da contribuzione previdenziale. Questo significa che se durante una parte degli studi avevi già un lavoro con accredito contributivo, quel periodo non può essere semplicemente conteggiato una seconda volta.
È possibile anche riscattare soltanto una parte del corso di studi: non sei necessariamente obbligato a riscattare tutti gli anni disponibili. Ed è proprio qui che il ragionamento comincia a diventare interessante. Perché non tutti gli anni di laurea hanno lo stesso costo e, soprattutto, non tutti producono gli stessi effetti.
Le tre modalità di riscatto della laurea
Per capire quanto costa il riscatto devi guardare prima di tutto dove si collocano temporalmente gli anni che vuoi riscattare e con quale sistema pensionistico verranno valorizzati. La data spartiacque che torna continuamente quando parliamo di pensioni italiane è il 1° gennaio 1996, cioè l’entrata in vigore del sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini.
Semplificando, possiamo trovarci davanti a tre situazioni principali:
| Modalità | Quando si utilizza | Come viene calcolato il costo |
|---|---|---|
| Riserva matematica | Periodi che ricadono nel sistema retributivo | In base al beneficio pensionistico generato e a variabili personali |
| Riscatto ordinario | Periodi valorizzati con il sistema contributivo | Retribuzione/reddito previdenziale × aliquota contributiva |
| Riscatto agevolato | Periodi da valutare con il contributivo | Costo forfettario annuale |
Ed è importante capirne le differenze, perché scegliere la modalità apparentemente meno costosa non significa necessariamente scegliere quella più conveniente.
Riscatto con riserva matematica per gli anni ante 1996
Partiamo dalla situazione solitamente più delicata e anche più costosa. Quando gli anni universitari da riscattare devono essere valorizzati con il sistema retributivo, il costo viene determinato attraverso la cosiddetta riserva matematica. Qui l’INPS non prende semplicemente uno stipendio e vi applica una percentuale.
Il calcolo tiene conto del valore della quota di pensione che il riscatto può generare e di diverse caratteristiche personali, tra cui età, periodo da riscattare, anzianità contributiva, sesso, retribuzioni e beneficio pensionistico derivante dall’operazione. Questo spiega perché, soprattutto per persone con redditi medio-alti, il preventivo possa diventare molto importante.
Per quadri, dirigenti, professionisti o persone con determinate carriere previdenziali non è affatto raro trovarsi davanti a cifre di decine di migliaia di euro. In alcune situazioni si può andare tranquillamente molto oltre. E a quel punto la reazione spontanea è:
“80.000 euro? Troppo. Non lo faccio.” Ma anche questo ragionamento, da solo, è sbagliato.
Immagina che spendere 80.000 euro ti permetta di raggiungere il requisito per una pensione anticipata tre anni prima rispetto allo scenario senza riscatto. A quel punto devi mettere sul tavolo anche tre anni di pensione ricevuti in anticipo, il possibile aumento dell’assegno, il vantaggio fiscale e le alternative che avresti utilizzando diversamente quegli 80.000 euro.
Il costo rimane alto? Certo. Ma solo dopo aver fatto questi calcoli puoi sapere se è troppo alto rispetto a ciò che compri. Questa è la logica che dovrebbe accompagnare qualsiasi scelta sul riscatto.
Riscatto ordinario: come si calcola
Quando i periodi vengono valorizzati con il sistema contributivo il calcolo ordinario è molto più semplice. Si prende la retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi più recenti rispetto alla domanda e si applica l’aliquota contributiva prevista dalla gestione pensionistica nella quale viene effettuato il riscatto.
Facciamo l’esempio classico di un dipendente privato, utilizzando per semplicità un’aliquota del 33%. Supponiamo che la retribuzione previdenziale di riferimento sia di 40.000 euro.
Il calcolo sarà: 40.000 × 33% = 13.200 euro Questo è il costo di un anno.
Per quattro anni: 13.200 × 4 = 52.800 euro Qui si capisce immediatamente perché il riscatto ordinario può diventare costoso per chi ha redditi elevati.
Con una base di 40.000 euro parliamo di 13.200 euro per anno. Con 100.000 euro, a parità di aliquota e presupposti, diventano 33.000. Dall’altra parte, però, quelle somme vengono valorizzate nella posizione contributiva e contribuiscono alla formazione della futura pensione.
Quindi torniamo sempre alle stesse due domande: Quanto mi aumenta la pensione?
E soprattutto: Mi permette di andare in pensione prima? Guardare soltanto il preventivo INPS senza calcolare queste due conseguenze significa vedere soltanto metà dell’operazione.
Riscatto laurea agevolato 2026: quanto costa
Arriviamo alla modalità probabilmente più conosciuta: il riscatto agevolato della laurea.
Qui la logica cambia. Invece di prendere come base il tuo reddito effettivo, viene utilizzato il minimale previsto per artigiani e commercianti nell’anno in cui presenti la domanda, sul quale viene applicata l’aliquota del 33%.
Nel 2026 il minimale è pari a 18.808 euro. Il costo di un anno di riscatto agevolato è quindi:
18.808 × 33% = 6.206,64 euro
Per quattro anni il costo è: 24.826,56 euro
Per cinque anni: 31.033,20 euro
Ed è immediato capire perché questa possibilità abbia attirato così tanta attenzione. Riprendiamo il dipendente dell’esempio precedente con 40.000 euro di retribuzione. Con il riscatto ordinario abbiamo calcolato circa 13.200 euro per anno.
Con l’agevolato siamo a 6.206,64 euro. Praticamente meno della metà.
Fantastico? Sì, ma non abbiamo ancora finito il ragionamento. Perché versando meno contributi sarà normalmente inferiore anche l’effetto sull’importo futuro della pensione.
Quindi se il tuo obiettivo è soprattutto ottenere anzianità contributiva al costo minore possibile, il riscatto agevolato può essere molto interessante. Se invece vuoi massimizzare l’importo futuro della pensione, il confronto con il riscatto ordinario diventa completamente diverso.
Riscatto agevolato per periodi ante 1996: qui bisogna fare molta attenzione
Questo è probabilmente il punto più importante dell’intero articolo. Il riscatto agevolato nasce per periodi che si collocano nel sistema contributivo della futura pensione.
L’INPS ammette l’applicazione del criterio agevolato anche a periodi di laurea precedenti al 1° gennaio 1996 quando la pensione viene liquidata interamente con il sistema contributivo, ad esempio a seguito dell’esercizio dell’opzione prevista dalla legge 335/1995. Ed ecco dove può nascere il problema.
Per ottenere un riscatto economicamente molto più basso potresti accettare il ricalcolo contributivo della pensione. Se avevi contribuzione che avrebbe generato una quota retributiva, il confronto non è più:
“Pago 80.000 euro oppure 30.000?” Il confronto corretto diventa:
“Pago meno per riscattare, ma cosa succede all’intera pensione se cambio sistema di calcolo?”
In alcuni casi il risultato può essere comunque conveniente. In altri puoi risparmiare decine di migliaia di euro sul riscatto e perderne molti di più sull’assegno pensionistico futuro.
C’è poi un secondo rischio. Nel 2026 i lavoratori il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996 possono, rispettando anche gli altri requisiti previsti dalla legge, accedere alla pensione anticipata contributiva a 64 anni, con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e il raggiungimento dell’importo soglia previsto.
Se attraverso il riscatto accrediti contribuzione prima del 1996, il periodo riscattato assume efficacia previdenziale nella sua collocazione originaria. Di conseguenza puoi perdere lo status di lavoratore con primo accredito dal 1996 e quindi precluderti quella specifica uscita contributiva.
Tradotto: puoi riscattare anni con l’obiettivo di andare prima in pensione e scoprire che proprio quel riscatto ti ha fatto perdere una possibilità di pensionamento anticipato.
E sì, situazioni del genere possono capitare. Un altro elemento da non sottovalutare è l’irrevocabilità: quando l’agevolazione per periodi ante 1996 deriva dall’opzione al sistema contributivo, il pagamento di almeno una rata dell’onere calcolato secondo questo criterio rende irrevocabile l’opzione.
Per questo una decisione del genere non andrebbe mai presa semplicemente perché “il preventivo agevolato costa meno”. Prima si calcolano le pensioni. Poi si decide come riscattare.
Non il contrario.
Riscatto laurea e vantaggio fiscale
C’è poi un elemento molto importante nel calcolo della convenienza: la fiscalità.
I contributi previdenziali versati direttamente dall’interessato per il riscatto possono essere dedotti dal reddito secondo le regole fiscali applicabili. Questo significa che il costo nominale indicato dall’ente non coincide necessariamente con il costo economico effettivo dopo il beneficio fiscale.
Attenzione però a non confondere due concetti.
Una cosa è la rateizzazione del pagamento. Un’altra è la deduzione fiscale.
Per il riscatto della laurea INPS, se ricorrono le condizioni previste, il pagamento può essere suddiviso fino a 120 rate mensili senza interessi, quindi fino a dieci anni. La deduzione fiscale segue invece le somme effettivamente versate nei diversi periodi d’imposta.
Anche questo può incidere parecchio sulla strategia. Immagina un dirigente con un’elevata aliquota marginale IRPEF e un riscatto molto importante: distribuire correttamente il pagamento nel tempo può produrre un effetto fiscale completamente diverso rispetto a guardare soltanto l’importo lordo della proposta.
Ed è un altro motivo per cui la domanda “quanto costa?” da sola non basta.
Quando conviene riscattare la laurea? Tre esempi pratici
La convenienza cambia completamente in base alla persona. Vediamo tre situazioni diverse.
Esempio 1: dirigente con reddito elevato
Immaginiamo un dirigente di 48 anni, totalmente nel sistema contributivo, con quattro anni di laurea da riscattare e una retribuzione previdenziale di riferimento di 120.000 euro. Utilizzando, a titolo esemplificativo, un’aliquota del 33%, con il riscatto ordinario avremmo:
120.000 × 33% = 39.600 euro per anno
Per quattro anni: 158.400 euro
Con il riscatto agevolato 2026, invece: 6.206,64 × 4 = 24.826,56 euro
La differenza è enorme. Viene spontaneo pensare che l’agevolato sia automaticamente la scelta migliore. Non necessariamente. Qual è l’obiettivo del dirigente?
Se vuole principalmente accumulare quattro anni utili per raggiungere prima un requisito pensionistico spendendo il meno possibile, l’agevolato può essere molto interessante. Se invece dispone di liquidità, vuole aumentare in misura maggiore il proprio montante contributivo e quindi la pensione futura e può beneficiare in maniera importante della deduzione fiscale, anche il riscatto ordinario merita di essere simulato.
Non esiste quindi “il riscatto migliore”. Esiste quello più coerente con l’obiettivo della persona.
Esempio 2: medico con contribuzione INPS ed ENPAM
Il caso della pensione medico è ancora più delicato.
Un medico può avere contribuzione INPS per il lavoro dipendente e contribuzione ENPAM derivante dall’attività professionale. Qui non dobbiamo più rispondere semplicemente alla domanda “riscatto sì o no?”. Dobbiamo capire in quale gestione il periodo può essere riscattato, quale pensione vogliamo raggiungere e come quel riscatto si combina con l’eventuale ricongiunzione dei contributi.
L’ENPAM ha proprie regole di riscatto e proprie forme di pensione anticipata. In un caso del genere potremmo quindi confrontare scenari differenti:
riscattare in INPS, utilizzare una possibilità prevista dall’ENPAM quando applicabile, non riscattare affatto oppure combinare il riscatto con una successiva ricongiunzione.
Ma la scelta della gestione non è libera in assoluto: vanno verificati preventivamente i requisiti previsti da INPS ed ENPAM per la posizione specifica. Anche la ricongiunzione può generare un proprio costo e deve essere valutata come operazione distinta.
Questo esempio fa capire bene perché, quando esistono più casse previdenziali, valutare il riscatto isolatamente ha ancora meno senso.
Esempio 3: dipendente pubblico contributivo con laurea ante 1996
Immaginiamo infine un dipendente pubblico di 52 anni assunto dopo il 1996, quindi senza contribuzione da lavoro precedente, ma con un corso di laurea svolto prima del 1996. Qui il riscatto può cambiare radicalmente la situazione.
Da una parte potremmo calcolare il riscatto secondo le regole applicabili ai periodi ante 1996 e scoprire che il beneficio sull’importo futuro è interessante. Dall’altra potremmo essere tentati dal riscatto agevolato.
Ma se l’obiettivo del lavoratore è utilizzare in futuro la pensione anticipata contributiva riservata a chi ha il primo accredito dal 1996, riscattare periodi precedenti può compromettere proprio quella possibilità.
Quindi magari il lavoratore ti dice: “Voglio riscattare la laurea perché voglio andare in pensione prima.” E dopo aver fatto i calcoli la risposta corretta potrebbe essere: “Se vuoi andare in pensione prima, nel tuo caso potrebbe essere meglio non riscattarla.”
Sembra un paradosso. In realtà è esattamente il motivo per cui il riscatto va considerato una scelta previdenziale e non l’acquisto automatico di qualche anno di contributi.
Quando il riscatto della laurea non conviene
Ci sono almeno cinque situazioni nelle quali bisogna fermarsi e fare bene i conti. La prima è quando non anticipa realmente la pensione.
Riscatti quattro anni, spendi 25.000, 50.000 o 100.000 euro e la tua prima data utile di pensionamento rimane identica. Se il tuo obiettivo era esclusivamente uscire prima dal lavoro, che cosa hai ottenuto? Poco o nulla.
Naturalmente il riscatto potrebbe comunque aumentare la pensione futura. Ma quello diventa un altro obiettivo e va quantificato.
La seconda situazione è quando il costo è sproporzionato rispetto al beneficio. Se investi una somma molto elevata e l’aumento dell’assegno è modesto, devi calcolare quanti anni di pensione saranno necessari semplicemente per recuperare ciò che hai versato.
La terza è quella che abbiamo visto poco fa: pagare meno accettando un passaggio al contributivo senza aver calcolato l’effetto sull’intera pensione. È uno degli errori potenzialmente più costosi.
La quarta è molto più semplice: vuoi riscattare anni fuori corso o periodi già coperti da contribuzione. Non è una questione di convenienza: quei periodi, in linea generale, non sono riscattabili.
La quinta è quando esistono strumenti più adatti all’obiettivo che vuoi raggiungere. Se hai contributi sparsi in più gestioni, prima di pagare per creare nuova contribuzione potrebbe essere necessario valutare strumenti come cumulo, totalizzazione o ricongiunzione.
Cumulo e totalizzazione possono consentire di valorizzare periodi già esistenti senza acquistare nuovi anni; la ricongiunzione, invece, può essere gratuita oppure onerosa a seconda della specifica situazione e della normativa applicabile. Oppure il problema potrebbe non essere quello di maturare il diritto pensionistico, ma semplicemente di creare un ponte economico tra il momento in cui vuoi smettere di lavorare e quello in cui partirà la pensione.
In quel caso strumenti come RITA, previdenza complementare o risparmio personale rispondono a una domanda completamente diversa.
Il punto è sempre lo stesso: non partire dallo strumento. Parti dall’obiettivo.
Come capire se il riscatto laurea conviene davvero
Quando analizziamo un riscatto, le variabili che ci interessano non sono soltanto “quanto costa?” e “quanti anni compro?”.
Dobbiamo confrontare almeno quattro elementi:
- quanto prima puoi andare in pensione grazie al riscatto;
- quanto cambia l’importo della pensione;
- qual è il costo effettivo dell’operazione dopo il beneficio fiscale;
- cosa succederebbe se non riscattassi e utilizzassi invece un’altra strategia.
È soltanto dal confronto di questi risultati che può emergere una decisione razionale. Perché pagare 80.000 euro per un riscatto può essere un pessimo affare.
Ma può anche essere un ottimo affare se ti permette, ad esempio, di incassare tre anni aggiuntivi di pensione e contemporaneamente aumenta l’assegno che riceverai per il resto della vita. Allo stesso modo, spendere “soltanto” 25.000 euro per il riscatto agevolato può sembrare conveniente ma essere una scelta inutile se non sposta di un giorno la pensione e produce un incremento dell’assegno che non ti interessa.
Il numero importante, quindi, non è il costo. È la differenza tra lo scenario con riscatto e quello senza riscatto.
Il riscatto laurea può essere straordinario, ma solo se serve alla tua pensione
Il riscatto della laurea è uno strumento che può cambiare radicalmente una strategia previdenziale.
Può permetterti di raggiungere un requisito che altrimenti ti mancherebbe, anticipare la pensione, aumentare l’assegno o sfruttare in modo interessante la deduzione fiscale. Ma può anche diventare un costo enorme senza un vero ritorno.
O, peggio ancora, può modificare il tuo sistema previdenziale e farti perdere un’opzione pensionistica che avresti potuto utilizzare senza fare nulla. Per questo prima di accettare un preventivo di riscatto bisognerebbe conoscere almeno la prima data di pensione senza riscatto, la prima data con riscatto, gli importi delle due pensioni e il costo netto dell’operazione.
Solo dopo ha senso scegliere tra riserva matematica, riscatto ordinario, agevolato oppure nessun riscatto.
È esattamente il tipo di confronto che facciamo attraverso il nostro MP Report: analizziamo la posizione contributiva, le possibili date di uscita e gli importi, simuliamo gli effetti delle diverse strategie e verifichiamo se strumenti come riscatto, ricongiunzione, cumulo, totalizzazione o previdenza complementare migliorano davvero la situazione.
Perché l’obiettivo non è riscattare la laurea. L’obiettivo è ottenere la tua miglior pensione possibile.
Parla con noi per capire se e come possiamo esserti di aiuto e avere un preventivo del costo (non riceverai nessuna pressione all’acquisto in chiamata, ci teniamo a dirlo!). Ti basta cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la pagina che si aprirà.


