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Pensione Ingegneri e Architetti: guida completa a Inarcassa e a come aumentarne l’importo

da | Ago 8, 2025 | Ingeneri/Archietti | 0 commenti

Hai studiato per anni, superato esami, scritto una tesi, poi l’esame di abilitazione e finalmente, eccoti lì: operativo, con i tuoi progetti e impegnato a trasformare le idee in risulati tangibili.

La domanda che però, spesso, ti lasci alle spalle troppo impegnato tra clienti, gare, lavori e adempimenti, è una soltanto: “Quando e come andrò in pensione? E quanto prenderò per davvero?”

Oggi ti racconto in modo semplice — e senza peli sulla lingua — come funziona la pensione per ingegneri e architetti iscritti a Inarcassa, quali sono le regole da conoscere, gli errori da evitare e, soprattutto, come puoi aumentarne (senza sorprese amare all’ultimo minuto).

(Se vuoi, puoi guardare il video basato su questo articolo, cliccando qui sotto)

Chi deve iscriversi a Inarcassa e chi, invece, può dormire sonni tranquilli?

Partiamo dalla domanda delle domande: “Sono obbligato a iscrivermi a Inarcassa?”

Se sei iscritto all’Albo degli ingegneri o degli architetti e svolgi la libera professione (quindi hai partita IVA, lavori in proprio o in uno studio associato, oppure in una società tra professionisti), la risposta è: Sì, devi iscriverti a Inarcassa e versare i relativi contributi.

Se invece lavori solo ed esclusivamente come dipendente (pubblico o privato), niente paura: in questo caso i contributi vanno all’INPS, e Inarcassa non ti riguarda.

Stessa cosa se sei un amministratore di una società che fa tutt’altro rispetto all’attività tecnica: ti basta versare solo il 4% di contributo integrativo sulle fatture, senza doverti iscrivere alla cassa.

Esempio classico:

  • Sei architetto assunto in Comune? Tutto passa da INPS, niente Inarcassa.
  • Hai aperto partita IVA per seguire dei progetti tuoi? Qui Inarcassa ti aspetta al varco!

Contributi Inarcassa: tutto quello che paghi (e che spesso non capisci dove vada a finire)

Uno dei grandi misteri per chi entra in Inarcassa riguarda proprio i contributi: quali sono, quanto pesano e, soprattutto, che effetto hanno sulla pensione?

Vediamoli uno per uno, in parole povere.

1. Contributo soggettivo
È il pilastro della tua pensione.

  • Paghi il 14,5% del reddito netto professionale fino a circa 145mila euro (per il 2025).
  • Se guadagni poco, c’è un minimale annuo di 2.750 euro (riducibile a 750 euro per chi ha redditi bassi, ma solo per pochi anni).
  • Sei under 35? Per te, il contributo si dimezza: 7,25% per i primi cinque anni.

2. Contributo integrativo
È il famoso 4% che addebiti in fattura ai clienti.

Piccola beffa: lo devi versare anche se non sei iscritto a Inarcassa, basta che fai attività professionale. Solo una parte di questo contributo conta ai fini della pensione, e non per tutti.

3. Contributo facoltativo
Vuoi aumentare la pensione? Puoi aggiungere dall’1 all’8% del tuo reddito, volontariamente.

Ma — e qui viene il bello — non sempre conviene! A volte, una soluzione come un fondo pensione privato o un piano di accumulo (PAC) può rendere di più. Da valutare caso per caso, magari insieme a un esperto.

4. Contributo maternità/paternità
Una quota fissa (una piccola cifra ogni anno) che serve per sostenere maternità e paternità, anche se sei uomo.

Le pensioni Inarcassa: età, anni e trappole da evitare

Ok, hai pagato tutti i contributi: ma quando si va in pensione? E con quali regole?

Vecchiaia ordinaria:

  • 66 anni e 6 mesi d’età
  • almeno 35 anni di contributi continuativi

Vecchiaia anticipata:

  • 63 anni e 6 mesi
  • sempre 35 anni di contributi
  • attenzione: c’è una penalità dello 0,43% per ogni anno di anticipo (solo sulla quota retributiva della pensione).

Vecchiaia posticipata:

  • 70 anni e 6 mesi
  • qui puoi accedere anche se hai meno di 35 anni di contributi: soluzione utile per chi ha avuto anni “vuoti”, periodi all’estero o carriere discontinue.

Trattamento minimo:

  • Se la tua pensione risulta troppo bassa (e il tuo ISEE è sotto 35.850 euro), Inarcassa può integrarla fino a un minimo.

Il sistema di calcolo: perché alcuni prenderanno (molto) più di altri?

La pensione non si calcola sempre allo stesso modo:

  • Se hai versato contributi fino al 31 dicembre 2012, quei periodi ti verranno calcolati col sistema retributivo (quello “vecchio”, più generoso).
  • Dal 1° gennaio 2013 in avanti, invece, tutto passa al contributivo.

Risultato? Chi oggi inizia la carriera avrà una pensione calcolata solo sui contributi versati (come l’INPS). Chi ha iniziato prima si porterà dietro una fetta di pensione “alla vecchia maniera”. Un vantaggio non da poco!

Come aumentare la pensione? Riscatto laurea, ricongiunzione e… attenzione agli errori!

Qui si gioca la partita vera. Come puoi aumentare l’importo futuro della pensione? Le armi principali sono due: riscatto laurea e ricongiunzione.

Riscatto laurea

Puoi riscattare gli anni di università (triennale, magistrale e anche specializzazioni se coerenti). Il costo? Si calcola sul tuo reddito medio degli ultimi tre anni, con l’aliquota del contributo soggettivo (14,5%).

Questi anni ti aiutano sia ad anticipare la pensione, sia a far crescere l’importo. E attenzione: il riscatto è totalmente deducibile fiscalmente! Ma… non puoi riscattare gli stessi anni anche all’INPS.

Ricongiunzione

Hai lavorato anche fuori dalla libera professione e versato contributi altrove? Puoi spostarli tutti su Inarcassa, ma qui il rischio sono i costi (a volte alti). Spesso conviene il cumulo gratuito con altri enti, ma va valutato caso per caso.

Quando il contributo facoltativo conviene… e quando no?

Il contributo facoltativo sembra la strada più facile per chi vuole alzare la pensione, ma attenzione: non è sempre la scelta migliore!

Soprattutto per chi è giovane, spesso può convenire dirottare quei soldi su un fondo pensione privato, su un PAC o su una polizza integrativa.

La parola d’ordine? Diversificare e ragionare su misura.

Una mossa sbagliata oggi può costare cara domani!

Te lo dico senza giri di parole: gli errori previdenziali si pagano carissimi!

  • Iscrizioni saltate o in ritardo
  • Contributi non versati o sbagliati
  • Riscatti inutili o fatti nel modo sbagliato

… possono farti perdere migliaia di euro e, peggio ancora, anni preziosi per la pensione. Non basta “guardare su Google”: serve una vera analisi previdenziale della tua situazione.

Ecco perché affidarti a una consulenza professionale

Con il nostro servizio MP Professionista non solo ti aiutiamo a ricostruire tutta la tua carriera contributiva, ma ti guidiamo passo dopo passo tra opzioni, rischi e opportunità al fine di ottenere la tua miglior pensione e, soprattutto, più Serenità.

Ecco le fasi principali in cui si articola il servizio:

  • Analisi dettagliata dell’estratto conto contributivo
  • Verifica di errori o omissioni
  • Valutazione delle possibilità migliorative (riscatto, cumulo, fondi integrativi…)
  • Calcolo della pensione spettante e di tutte le possibilità di quando e con quanto
  • Elaborazione del Report finale, con tutta la situazione pensionistica e il cosa fare per ottenere la porpria miglior pensione
  • Gestione di tutte le eventuali pratiche pensionistiche necessarie

🔎 Se vuoi appronfondire come funziona e parlare con noi per avere una pre-analisi della tua situazione visita questo link:
www.migliorpensione.it/professionista

Le domande che (quasi) tutti si fanno sulla pensione Inarcassa

Posso riscattare la laurea in qualsiasi momento?
Sì, ma il costo varia in base al reddito e alla situazione: meglio valutare insieme a un esperto.

Cosa succede se lavoro sia come dipendente che come libero professionista?
Dovrai versare contributi separati: INPS da una parte, Inarcassa dall’altra. Attento a non trascurare nessuna delle due gestioni.

Il contributo integrativo serve davvero per la pensione?
Solo in parte, e non sempre. Dipende dai requisiti: informati caso per caso.

Conviene versare contributi facoltativi?
Non c’è una regola valida per tutti: spesso conviene puntare su strumenti alternativi, specie se sei giovane o se vuoi più flessibilità.

Cosa succede se non mi iscrivo a Inarcassa?
Rischi sanzioni e potresti perdere diritti e anzianità. Meglio regolarizzare subito!

Quando chiedere una consulenza previdenziale?
Prima di fare scelte importanti (riscatto, ricongiunzione, investimenti). Meglio un check-up oggi che una sorpresa domani.

Per concludere…

La pensione sembra sempre lontana… finché non arriva. Il consiglio migliore? Non aspettare l’ultimo minuto! Agire per tempo, quasi sempre, fa una grossa differenza.

Noi rimaniamo a disposizione e se vuoi parlare con noi per capire come possiamo aiutarti ci trovi qui.